Sahira – Storie di donne eroiche

Le undici storie di donne eroiche che hanno ispirato la creazione di Sahira provengono da più parti del Mondo. Eroine, piratesse, amazzoni, personaggi realmente esistiti o frutto della fantasia

Undici storie legate al femminile, eroico e simbolico….

  1. Cleta
  2. Carmencita
  3. Sayyida
  4. Skuma
  5. Lala
  6. Yennenga
  7. Gaia
  8. Rosetta
  9. Sahmeran
  10. Entella
  11. Lezan

Sahira

Introduzione:
Qui verrò a narrarvi di miti e di amori,
di leggende e di sofferenze,
della madre terra SAHIRA,
la dodicesima donna,
qui verrò a narrarvi di unioni e di distacchi,
di inizi e di conclusioni,
di donne e del loro percorso,
di emancipazioni, lotte e conquiste.


01- Cleta
(testo e musica di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Ahi perfido Achille che hai trafitto a morte il costato della mia principessa. In quella terra di Troia. Accorse noi amazzoni per difendere di Elena la libera scelta. Ora, sconfitta, torno verso casa o dove i violenti marosi sapranno condurmi. La Calabria o chissà.

Fluttui nel tempo
Amazzone in fiore,
nutrice della tua regina
nella terra d’oriente.

Ma una lancia nemica
trapassa la tua bella Pentesilea
e irata 
parti prima dell’alba.

Sale la marea
con un briciolo di luna,
mare e naute stelle 
ti guidano in altre terre.

Regni nel tempo,
i fiori, la terra, i monti, la sabbia
e la gente che ti omaggia la vita.

Ma contro di te si staglian le
grida e l’invidia da Kroton nemica
e cadi prima dell’alba.

Salva dalla marea
cavalcando onde e fiele
Cleto eterna dimora
di tutte le tue regine


02- Carmencita

(musica e testo di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Davanti al tuo corpo inerte oh Carmencita, piango. Corpo  pieno di vita e voglia di vivere al quale i tuoi assassini non sono riusciti a togliere l’anima.
Tu gitana mai domata che la mattina montavi tabacco e la sera eri ebbra dei tuoi flamenchi.
Ti hanno ucciso ma non  hanno spento la tua anima ribelle, oh Carmencita.

(lingua: italiano/spagnolo)

mal agüero
mal agüero

Sevilla al dì,
tabacco e foglie,
nessuna come te,
nadie es como tu.

Puros con amor
dalle tue mani,
niña è solo per te
este salario ganado.

Triana a ser,
selvaggia bellezza,
il fuoco dentro te,
el fuego dentro de ti.

Nessuna catena
per il tuo amore
libre come te,
ama e balla esta noche.

Carmencita se llama,
la mañana el tabaco,
la noche se va a bailar yele le le
Baila su alma
ye le le y su cuerpo
ye le le le

Gitana sei tu,
libera come un’idea
e chi non ti ama
tu lo amas.

Gitana eres tu,
senza paura,
niña che ti ama
te mata de amor.

Carmencita se llama,
por la mañana el tabaco,
la noche se va a bailar,
yele le le
mataron su cuerpo
ye le le pero no su alma
ye le le le


03- Sayyida

(testo e musica di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Morena la piratessa, mi chiamano. Sono soltanto un aiuto ai fratelli scacciati da Granada. Ora governa re Ferdinando e la sua sete di sangue per chi non si… converte.
Esule in Marocco, da Touan m’imbarco per la battaglia. Credo che questo sia mio giusto compito e di fratellanza dovere.

(lingua italiano/arabo/ladino/spagnolo)

Al andalus بيتي الحبيب 
isola ormai piccola tra mille fiori.
صائد  بهارات
tra le alte mura.
Questa è la mia terra
الفن والجمال

ماما و بابا
Moullay e Lalla
figli della stessa terra e diversa fede.
Sayyida Al-Hurra 
Libera leonessa
fuerte mujer
ma fuori le mura
“Morena” me llaman
fuera de Granada
“Morena” me llamavan
cun desprèzo nella plaza
“Morena” me llamavan
Regina pirata
Morena me llamavan
Ma ora sovrana a Tètouan

Sayyida Al-Hurra
la mujer pirata
la mujer del gran mer Mediteran
La nostra nuova البيت الأزرق
ci accoglie e vi guardo dal mare

“Morena” me llaman
fuera de Granada
“Morena” me llaman

nel zenter de la plaza
“Morena” me llaman
leonessa pirata
“Morena” me llaman
sovrana di Tétouan

Regina della flotta
di ogni costa, di ogni onda 
contro quei nemici che la scacciarono a Tètouan.
Con Baba Oruk salva i suoi fratelli umiliati,
deportati dalla reconquista nel mar.


04- Skuma

(testo e musica di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Non fare rumore. Le sirene dormono. Debbo rubare il fiore del corallo bianco per tornare ad essere umana come te. Non più sirena. Da te che un giorno per un mio tradimento mi buttasti a mare ed ora che ti ho visto piangere e disperare nonostante tutto voglio tornare a te.

(lingua: italiano/tarantino)

Scio’che  cu’ vi(e)nd’
Sula mminz a mar’
penso al nostro tempo
scordando ogni male
scorgo la tua barca
da sola navigare
senza te mio amore
so s(i)ren’ abbasch’  a ‘mmare

Canta della
primavera
Skuma la regina 
tra le onde regnò.

Canta della
Primavera
Skuma la regina
lascia questo regno


lasse-shè u-mal(e)timb!
cu shoc n’mminz a mmar’!
quant l penzier
M’scord tutt’ ‘o mal.
Rosso come il cuore,
corallo da rubare,
di nuovo insieme amore,
non piu’ sola in fondo al mare.

Canta della
Primavera
Skuma la regina
lascia questo regno

Canto della
primavera,
prima che il mio nome
fosse skuma.


05- Lala

(testo e musica di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Oh Lala accorri. Noi non abbiamo il serpente protettore! Oh Lala aiutaci. Dona anche a noi il serpente protettore.
Te lo cantiamo in coro, non lasciarci o Lala senza del serpente la protezione.
Oh Lala, noi non li scacceremo, non li schiacceremo ma li accudiremo affinché sappino vegliare su di noi e sulle nostre vite.

testo (ITALIANO, BULGARIAN, ROMANì)

малката Лала им изпрати змиите
малката Лала им изпрати змиите
излезте от гората 
водете ги до тях

Milos ne ha un bianco,
lo chiama il figlio di Devloro
Tamas ne ha uno tutto nero
dice che è il figlio della kher

малката Лала им изпрати змиите
малката Лала им изпрати змиите
излезте от гората 
водете ги до тях

Striscia nel focolare,
bimbi, madri e padri,
fortunati dalla tua coda,
dormon beati e sognan che:

me dikhlem jekha raklja
i but sap ande veš
me dikhlem jekha raklja
i but sap pasze len

Infelice chi lo ha cacciato,
fortunato chi lo ha colpito,
nera casa baxt kalì
più nessuno vi accudirà.

Lasciate che il sap arrivi
Meken o sap i Lala iklól
khere
“kon san tu?”
“Me bučhóv Lala”
“Če balvál anda tut?”
“Avilém te prinğaráv tri familija.
Tumende avena sapa.
T’avén baxtalé phralale Romale!”

малката Лала им изпрати змиите
малката Лала им изпрати змиите


06- Yennenga

(testo e musica di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Mio amato.
Le tue labbra secernano miele.
Quello che un giorno fecondo’ il mio ventre.
Dal quale sboccio’ nostro figlio.
Per lui un grande compito è assegnato.
Fondare una civiltà. Domani uno stato.
Onorando leggende e miti di più paesi.
Burkina Faso o che altro.
Mio padre non voleva facessi tutto questo!

(lingua italiano / moosì more)

Napoko e re Nedega
del Dagomba.
rĩm-poaka e moognaba
e bi-pagà
Yennenga

Napoko e re Nedega
la tenevano
in bãens-roogo
[Una vita immolata a palempaoko]

zab-zabda bi-pagà Yennenga
voleva nonge

Yennenga – fɩlem-fɩlem
zab-zabda – non kãad-taaga

Da baga si faong teoogo
e lasciò la sua bãens-roogo
Yennenga chiedeva solo
nong-taaba e

Yennenga kaoko fuori naam

zab-zabda divenne sposa
dal noanga che la salvò dalla fãage

fɩlem-fɩlem – Yennenga – fɩlem-fɩlem
zab-zabda – Yennenga kãad-taaga


07- Gaia

(musica e testo di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Qui vi racconterò la favola di
GAIA.
La favola della principessa Madre Terra e del suo amore per il principe serpe.
La favola della pelle del serpente bruciata e del principe scomparso.
La favola della principessa che per ritrovare il suo amato percorre 108 lune.
La favola della lotta col genio malefico e della liberazione del principe.
Adì Bhumi Deva.

In un tempo senza memoria
Gran Visir e Re sognavan
pace, progenie e prosperità.

Un fiocco rosa, dolce fanciulla,
uno azzurro, ma di serpe nera,
e il regno sussultò.

Per amore, ragazzo serpe,
lei bruciò invano la tua pelle, 
ma prigioniero nelle indie andò

Senza timore, 108 lune, 
la fanciulla camminò 
e il nero cinghiale l’annunciò. 

Un leone e una formica 
a guardia del suo prigioniero 
amore, dolcemente lei placò.

In fuga nel mare oscuro, 
demone nero e la speranza
nel Dio che lei invocò.

Apparve in cielo Vishnu Cinghiale nero
che il demone annientò.

Regina, protetta, Madre di tutte le creature, 
g’arati e darimba.

08- Rosetta

(musica e testo di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Il mio nome è Rosetta e vivo a Viterbo in questi anni infausti di fame, tanta fame e cerco per quanto posso di dar da mangiare agli affamati. Ma mio padre che è tanto avaro quasi me lo impedisce. Riuscirò nel mio compito, padre, nonostante i tuoi rimproveri e i tuoi divieti!

Ma tutt’ad un tratto qualcosa sembra smuoversi. Tutti gli affamati sembrano prendere coscienza e mi si stringono intorno, riconoscendo il mio ruolo.

L’innocenza ha il volto di una bimba,
la generosità il suo sentimento,
tra le pieghe del suo grembiulino
doni e favole per chi non può sognare.

Ma un padre vecchio, avaro e sospettoso
non può vedere con soave innocenza,
cerca l’inganno ma trova solo devozione,
rose rosse il miracolo ha creato.

“Bella Rosetta, portale le rose
E recita per me cinque Ave Maria.
Devo tornare al campo a vendemmiare
mia dolce bambina, così potrai mangiare”

Se con il cuore, i sogni posson realizzare
mille fantasie e desideri di una bimba.
Tra le pieghe del suo grembiulino
doni e favole per chi ora può sognare.

09- Şahmeran

(musica di Claudio Merico e Giulia Tripoti)

Vago di montagna in montagna disperato nel ricordo della mia amata. Nei villaggi dove raramente mi fermo cerco di portare salute e guarigione, come lei un tempo mi aveva insegnato.  Sahmeran, la regina dei Serpenti guaritori. Perfidi sgherri me ne privarono ma vennero puniti per tal oltraggio mentre in me profuse conoscenza e protezione. Ogni tanto nella solitudine della notte urlo il suo nome, Sahmeran, le montagne mi rispondono ed io vado avanti, avanti, senza fermarmi mai.


10- Entella

(musica e testo di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Non saprete mai il mio nome perché esso è morto con me. Sepolto forse nella rocca di Entella. Via Normanni conquistatori, dalla mia terra! Difendo ad oltranza il nostro arabo diritto a non essere da voi sopraffatti. E il vostro numero non mi fa paura. Trecento o mille che siate!

Era calata la luna, notte nera.
Sento già il normanno nella via,
come un tuono
dalla prima linea in fondo,
mura fragili,
con coraggio perdo tutto.

Eran già pronti alla mia resa,
espugnar la fortezza di Entella mia.
Per vendetta
di trecento cavalieri
feci polvere,
con l’inganno presi tutto.

Vago senza tempo,
come fosse sempre ieri,
vivo nella grotta
di Entella mia.


11- Lêzan

(musica e testo di Giulia Tripoti e Claudio Merico)

Storie di muri. Visibili o non visibili. Storie di separazioni forzate.

Io sono sulla montagna e ti vorrei qui accanto amor mio. Ma tu sei di là, forzatamente da me separato.
Avete visto sui giornali le mille fotografie di noi, le belle ragazze kurde ed avete capito molto poco della nostra lotta ma più della nostra avvenenza.
Oggi non vi chiedete quante di noi sono rimaste uccise ma continuate a dirvi: Quanto erano belle!…

Sono sola sulla montagna, sempre più  sola e tu non sei con me.

(testo in italiano / kurdish)

Quando Lêzan sale alla montagna
non c’è, il suo amor non è con lei.

Lêzan li çiyayê jor in
Evîna wê ne bi wê re ye

Lezan li serê çiyê bi tenê ye

Evîna min a şîrîn, 
çiyayên min ên bilind, 
ezmên min ên kêfxweş, 
ev mala min e

Hevalên min ên 
delal li çiya ne,
lê ez nikarim silavan bibêjim, 
ji ber ku ew pir dûr in

Lêzan, Lêzan, Lêzan…

Evîna min a şîrîn
le mie alte montagne,
ezmên min ên kêfxweş
questa è la mia casa

Lêzan, Lêzan, Lêzan…


ringraziamo Fabrizio Tripoti per le descrizioni poetiche di introduzione ad ogni canzone
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