La musica sefardita

Analisi della musica sefardita

La musica Sefardita mantiene nel suo nucleo fondamentale, tracce di elementi arcaici, forme e cadenze tipiche della musica dei menestrelli dell’occidente medievale. 

La musica degli ebrei di Spagna si è tramandata per via orale sino al 1900, periodo in cui vennero effettuate le prime trascrizioni. Con il passare dei secoli varie influenze musicali hanno caratterizzato e arricchito quella che fu un tempo.

Ruolo centrale nella musica sefardita è affidato al canto femminile. Era compito delle donne scandire con la loro voce la vita all’interno della comunità e, proprio come i menestrelli raccontavano storie e si accompagnavano con il tamburello. Sulla base di un’analisi moderna possiamo affermare che la musica sefardita è composta da diversi elementi stratificati nei secoli: una forte base medievale ispanica data dal genere narrativo “romance” e da differenti elementi arabo-andalusi, turchi e più generalmente balcanici che si rivelano nell’utilizzo degli strumenti, sonorità e modi musicali.

L’elemento unificante per eccellenza è la lingua, il Judezmo o Ladino, una particolare varietà di spagnolo ebraico.

Le forme narrative

Le forme narrative della musica sefardita sono il Romance e le coplas. Caratteristica fondamentale dei generi narrativi e delle ballate sefardite sono le interpretazioni che su più livelli (almeno tre) raccontano la storia ebraica, una storia scritta dagli uomini ma raccontata dalle donne, con un punto di vista femminile. Testi ricchi di simbolismi che stanno a rappresentare differenti strati interpretativi. Così che, una storia popolare, può fare riferimento alla storia del mediterraneo sefardita ed ancora più in profondità, richiamare, mediante simbolismi, la storia di tutto il popolo ebraico.

Possiamo osservare che la caratteristica dei differenti livelli è tipica, e del tutto congruente, con i generi poetici arabo-andalusi in voga ai tempi di Al Andalus (muwashahat).


Le Coplas

Le Coplas sono formate da Poemi strofici, con strutture testuali diverse, in una caratteristica continuità o coerenza del testo. La maggior parte delle coplas furono composte nei secoli XVII e XVIII e molti altri fino al nostro secolo. I loro argomenti si riferivano alle festività ebraiche del ciclo annuale, o esprimevano l’impatto di eventi storici, sociali e politici sulle comunità sefardite. Le coplas sono cantate con una melodia strofica, che mostra chiaramente l’influenza delle culture musicali circostanti. Furono pubblicate molte copie (a Salonicco, a Costantinopoli e a Livorno) e sono noti i nomi degli autori. Un repertorio ebraico composto da ebrei per la vita della comunità ebraica, sono cantati per lo più da uomini. 

Il romancero

Il Romance sviluppa un tema narrativo in una struttura ben definita:

una serie di versi in endecasillabe, tutti con una rima comune. Ogni verso di 16 sillabe è caratterizzato da una cesura e dal suo contenuto semantico. E’ divisa in due parti da 8 versi ciascuna. L’interazione di un testo narrativo espresso in versi con rima, con la ripetizione di un verso musicale di quattro frasi, è una caratteristica distintiva del romancero.

Nella tradizione sefardita, la cosa comune e consueta è che il romancero è interpretato cantando. Il Romance è un forma narrativa non solo ebraica ma trae le sue radici nella tradizione medievale spagnola.

Le cantigas

La Cantiga Sefardita è il genere che è stato considerato (erroneamente) come sinonimo e quintessenza del repertorio sefardita. Questa idea che viene rettificata con il progresso della ricerca musicale e la successiva pubblicazione di materiali  autentici. Caratterizzato da una struttura strofica, sia nel suo testo che nella sua musica. Il canzoniere sefardita costituisce un vasto repertorio che abbraccia svariate tematiche: amorevole o umoristico, descrittivo o seriale. La sua struttura più comune è in quartina con rima in versi. Frequente è l’uso del ritornello, che è legato al modo di interpretare le cantigas. Viene cantato in un gruppo, il ritornello consente una partecipazione generale, offrendo l’opportunità di intervenire anche a chi non conosce l’intero testo anche la musica è varia, molto suscettibile alle influenze dell’ambiente musicale e agli stili del tempo. 

Possiamo rilevare nei testi del canzoniere sefardita alcune tracce dell’antica lirica galiziana portoghese.Variegato è anche il canto delle canzoni occasionali, di divertimento o svago, ma anche interpretato, come gruppo, all’interno del repertorio di canzoni di nozze.

I sefarditi e il flamenco

I segni della cultura sefardita e araba sarebbero ancora riconoscibili in varie forme del flamenco, sia nei modi strumentali (il baile e il toque) che in quelli vocali (il cante). Il “cante hondo” o “jondo”, ad esempio, una forma vocale di contenuto intenso ed emozionale, prenderebbe il nome dall’ebraico “yom tom”, giorno di festa. (Silvio Natoli).

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